Il download di file protetti rimane illegale
La notizia che in questi giorni ha scosso la rete è quella relativa alla sentenza della cassazione che reciterebbe Lecito scaricare cd e film da Internet senza lucro (testo della sentenza).
Attenzione, non è così.
Via Luca trovo delle chiarificazioni tratte da Punto Informatico, (anche l’interessante parere di Carlo Sgarzi)
Infatti con le attuali normative vigenti scaricare senza autorizzazione file protetti da diritto d’autore non è legale:
le normative attuali prevedono che il semplice download sia sanzionabile sul piano amministrativo mentre la condivisione di materiali protetti è a tutti gli effetti perseguibile penalmente. Il fatto quindi che scaricare file senza condividere non sia un reato non è dunque una novità : è, e rimane, un illecito.
(da Punto Informatico). Ma allora perchè questa sentenza della Cassazione direbbe il contrario?
Semplicemente perchè i fatti cui si riferisce la Cassazione risalgono al 1999, ed è quindi sulle norme dell’epoca che la Corte si è espressa. Dal 1999 ad oggi le modifiche della normativa sul diritto d’autore (633/41) sono almeno cinque, la più interessante ed importante è la famosa Legge Urbani (128/2004) in cui venne totalmente stravolto il concetto stesso di lucro con l’articolo 171 bis che recita : “trarre profitto dalla duplicazione abusiva del materiale protetto dalla tutela del diritto d’autore”.
La differenza tra lucro e profitto è pressochè abissale : il non acquisto di un album o film scaricato da Internet, pur non procurando lucro, procura certamente profitto.
Al di là delle imprecisioni, l’effetto peggiore dell’eco avuto dalla notizia è l’errata convinzione che da domani avranno tutti coloro che scaricano file protetti da copyright: la certezza di compiere un’attività lecita sotto l’inesistente protezione di una sentenza della Cassazione che riguardava tutt’altro.
(cit. dall’articolo di C.Sgarzi.) Insomma, continuate a fare attenzione a ciò che scaricate e se lo fate tenete sempre presenti i rischi.
(articolo segnalato da LiberoBlog)
- Pubblicato anche su terzoocchio.org -
Repressioni informatiche dalla Cina
Se n’è parlato poco, ma in questi ultimi giorni il Regime Cinese si è reso protagonista di 2 ulteriori casi di censura. Dai prossimi giorni i Cinesi che utilizzano il software Skype non potranno più dire le parole Dalai Lama, Falun Gong e molte altre perchè saranno censurate da un filtro che ne disturba la loro pronunciazione.
Skype ha dovuto piegare la testa al Regime Cinese
Non solo
Il Governo Cinese infligge un altro clamoroso diktat su Internet oscurando completamente Wikipedia. La famosa enciclopedia libera deve sopperire alla dura repressione perchè “Tra i 225 milioni di vocaboli che contiene ci sono troppe definizioni scomode: Tienanmen 1989 e democrazia, Tibet e repressione.”
Wikipedia ha dovuto piegare la testa al Regime Cinese
Per completare il quadretto mettiamoci anche il sigillo a Google, la censura alle News di Google o la censura dei post su Msn Space ed il risultato che otteniamo è quantomai agghiacciante.
Microsoft e Google hanno dovuto piegare la testa al Regime Cinese
Perchè la famosa “opinione pubblica” si è vista unanime nel concordare che la guerra in Iraq era giusta in base alla tesi che Saddam Hussein era un terribile dittatore, ma non ci poniamo nessuna domanda su quello che è successo, succede e succederà in un Regime altrettanto repressivo come quello Cinese?
Anche in Italia si ha paura delle parole.
E’ per questo che non se ne parla, per evitare che qualcuno faccia paragoni
- Pubblicato anche su terzoocchio.org -















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