1984: lo spot Apple che introdusse il Personal Computer (Macintosh)
“For Today, we celebrate the first glorious anniversary of the Information Purification Directives. We have created, for the first time in all history, a garden of pure ideology. Where each worker may bloom secure from the pests of contradictory and confusing truths. Our Unification of Thoughts is more powerful a weapon than any fleet or army on earth. We are one people, with one will, one resolve, one cause. Our enemies shall talk themselves to death and we will bury them with their own confusion. We shall prevail!”
On January 24th, Apple Computer will introduce Macintosh.
And you’ll see why 1984 won’t be like “1984.
I pubblicitari mentono?
Ho letto oggi un articolo de La Stampa, nella rubrica “Diritto di Cronaca” curata da Flavia Amabile, intitolato “Noi pubblicitari mentiamo” che potrebbe essere una sorta di “Tutta la verità sui pubblicitari che nessuno vi ha mai raccontato”.
Oltre ad alcuni dati sulle fortissime sanzioni che il mondo pubblicitario (o una parte di esso) ha subìto in questi ultimi anni - multe e violazioni delle normative da far impallidire - viene riportato un pezzo di “vita pubblicitaria” curato da Valentina Maran scrittrice e copywriter senza peli sulla lingua. Ho letto con estrema attenzione il post consigliato nella rubrica intitolato “La verità, vi prego, sulla pubblicità.” che mi sono ritrovato a condividere molto più di quanto pensassi.
Ho sempre studiato e letto con occhio estremamente critico la pubblicità - principalmente televisiva - e ritrovandomi ora a studiarla dall’interno posso soltanto provare a comprenderne anche i meccanismi più sottili. Se voglio dare un senso al sudore ed i sacrifici di questi anni lontanissimi da casa non posso di certo negarmi la possibilità che volente o nolente potrò far parte anche io di questo mondo che da una parte mi attira, ma dall’altro mi repelle.
Credo succeda - almeno una volta - a tutti coloro che si trovano a maneggiare messaggi che verranno poi consegnati ad un pubblico di media/vasta scala, perlomeno a coloro che sanno il significato di etica e dignità senza doverlo andare ad estrarre dal Garzanti.
“Quanto ci inganna la pubblicità? Più di quanto immaginiamo. Solo nei primi sei mesi del 2007 dal Garante per la Concorrenza sono arrivati 2,18 milioni di multe, portando a 7,729 milioni il totale delle sanzioni degli ultimi due anni (344 le violazioni riscontrate dal 2005 tra i 385 casi di pubblicità ingannevole esaminati).”
Sono i dati estratti riportati da Flavia Amabile e tratti dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Dati che mi fanno venire il voltastomaco e che potrebbero tranquillamente venire accostati a fenomeni di delinquenza di massa.
Non è questo il mondo in cui voglio vivere. Non è questo il mondo che voglio far vivere.
Chi comunica, soprattutto chi deve persuadere, ha delle responsabilità che non ho intenzione di prendere alla leggera.
Se si dovesse scendere a compromessi contro le mie convinzioni personali- come per la politica - farò un passo indietro per cambiare strada. Per cambiare quel tipo di sistema bisogna entrarci dentro e smantellarlo pezzo per pezzo, ma bisogna volerlo.
MyPage.it: Web 2.0 per bambini

MyPage.it è un nuovo servizio 2.0 interamente dedicato ai bambini. Di seguito pubblico il comunicato stampa:
“È stato presentato in anteprima assoluta alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna www.mypage.it, il primo sito web 2.0 italiano pensato e sviluppato per i bambini e le bambine dai 5 anni in su. Grazie agli strumenti offerti da mypage.it i piccoli utenti potranno costruire direttamente online la loro pagina web in modo originale, intuitivo e divertente. Lo spazio degli utenti potrà essere aggiornato e modificato costantemente, dando così vita a un gioco che si rinnova continuamente. Le pagine degli utenti possono essere completamente personalizzate ed arricchite usando i kidget, i giocattoli digitali che compongono le pagine di mypage.it.
Grazie ad una nutrita libreria di kidget i bambini possono creare e rendere personali le proprie pagine web su mypage.it, inserendo contenuti pronti o prodotti autonomamente. La libreria dei kidget è in costante crescita ed offre una vasta gamma di attività tra cui: disegnare, colorare, inventare storie e fumetti, giocare, guardare video, scoprire curiosità su miti, animali, arte, scienza e tutto quello che affascina e incuriosisce l’attenzione dei bambini. Attraverso la creazione delle pagine e la scelta dei kidget, i piccoli possono così raccontare le loro passioni o i loro interessi: dallo sport alla natura, dalla moda alla musica.
Viene quindi stimolato un approccio attivo e creativo nei confronti delle nuove tecnologie ed allo stesso tempo si forniscono ai bambini le basi per diventare utenti di internet attenti e critici. L’interfaccia di mypage.it ed i contenuti offerti sono stati pensati appositamente per i bambini, che possono così cominciare a scoprire le opportunità offerte da internet nel modo più semplice, immediato e sicuro.
mypage.it offre ai genitori un sito innovativo e con contenuti di qualità nel quale i propri figli possono muovere i primi passi nel web. mypage.it garantisce la sicurezza dei piccoli utenti attraverso una serie di sofisticati strumenti di controllo e monitoraggio. Grazie ad un apposito pannello di gestione ad accesso riservato è possibile, per ciascun genitore, tra le altre cose: rendere completamente “invisibile” la partecipazione dei propri figli ad altri utenti mypage, monitorare le attività dei piccoli utenti sul sito, abilitare o disabilitare privilegi o funzionalità, limitare la permanenza sul sito a certi orari. Inoltre, per una maggior tutela dei suoi piccoli utenti, mypage.it non offre alcuno strumento di contatto diretto tra gli utilizzatori del sito e non viene richiesta nessuna informazione sensibile né in fase di registrazione né in un secondo momento.
mypage.it include kidsearch una completa directory di oltre 2000 siti web per bambini visitati ed approvati dal team di mypage.it. mypage.it verrà rilasciato in tre lingue (italiano, inglese e francese) ed è un prodotto “made in Italy”, sviluppato da un gruppo di lavoro che da oltre 10 anni si occupa dello sviluppo di prodotti multimediali e software per l’infanzia: “Dopo molti mesi di lavoro siamo lieti di annunciare www.mypage.it, un prodotto nato con l’idea precisa di dare ai bambini una soluzione web che permetta loro di utilizzare internet in modo innovativo, interattivo e divertente”, ha dichiarato Giuseppe D’Arpino, Amministratore Delegato di mypage.it srl. mypage.it è completamente gratuito e sarà online entro fine maggio 2008.
Per chi volesse saperne di più sarà attivato nelle prossime settimane un programma di “private beta”, accessibile su invito. Per iscriversi alla versione beta o ricevere maggiori informazioni in anteprima su mypage.it è sufficiente visitare la pagina a questo indirizzo: http://www.mypage.it/infosignup.”
Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione delle imprese
L’Istat diffonde i principali risultati della rilevazione sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) nelle imprese con almeno 10 addetti attive nel settore dell’industria e dei servizi, riferiti a gennaio 2007 per quanto concerne l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e al 2006 per il commercio elettronico.
La rilevazione è stata svolta nel rispetto del Regolamento CE n. 808/2004 del 21 aprile 2004, seguendo criteri e metodologie adottate in tutti i Paesi dell’Unione europea. I fenomeni osservati sono definiti dal Regolamento CE n. 1031/2006 del 4 luglio 2006. Da quest’anno i dati diffusi comprendono anche le stime relative al settore dell’intermediazione monetaria e finanziaria.
- Leggi il testo integrale (.pdf)
- Leggi le tavole (.zip)
Fonte : ISTAT
I Blogger pagheranno gli editori?
All’interno del Testo del decreto legge collegato alla Legge Finanziaria 2007 alcuni-blogger-attenti scovano all’altezza del Capo IX, l’art.32 che recita :
All’articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente: “I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale
di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate.
Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui al cornma 2 dell’articolo 1 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29″.
In pratica nel nuovo comma aggiunto all’art.65 della legge 633/41 si specifica che la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali va pagata agli editori.
Questo ha causato sconcerto ed ha portato perfino alla creazione di una petizione on-line contro tale modifica. Se n’è occupato anche Punto Informatico
In pratica vi è la, giustificata, paura della museruola alla libera circolazione delle informazioni, anche in rete.
Tra cui quindi, anche i Blogger.
E’ così?
Il nuovo comma va letto nel proprio contesto.
L’art.65 della legge 633 recita questo :
1. Gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, e gli altri materiali dello stesso carattere possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, se la riproduzione o l’utilizzazione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell’autore, se riportato.
2. (ora 3) La riproduzione o comunicazione al pubblico di opere o materiali protetti utilizzati in occasione di avvenimenti di attualità è consentita ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo, sempre che si indichi, salvo caso di impossibilità , la fonte, incluso il nome dell’autore, se riportato.
(Fonte) Libertà di riprodurre articoli di giornale o riviste che siano già stati messi a disposizione del pubblico, la cui utilizzazione non sia stata espressamente riservata.
Il nuovo comma risulta effettivamente quasi incomprensibile in questo contesto.
Non specifica chi siano i soggetti e cozza con il precedente comma 1.
Rassegne stampa
All’interno del comma vi è la volontà di proteggere l’editoria periodica dalle rassegne stampa non autorizzate e a scopo di lucro.
Non prettamente a scopi informativi quindi.
Questo viene specificato anche dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Ricardo Franco Levi sulle pagine dell’Associazione Dirittodautore.it
Per quanto riguarda i Blogger non dovrebbe esserci alcun problema in quanto il nuovo comma non è retroattivo, ma soprattutto (ecco perchè è importante il contesto) ci viene in aiuto l’art.70 della stessa legge 633/41 che recita :
1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.2. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento, il quale fissa la modalità per la determinazione dell’equo compenso.
3. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta.
Pertanto il Blogger (che di per sè non ha tendenzialmente -salvo alcuni casi specifici- alcuno scopo di lucro) non credo possa costituire concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera.
Cosa che invece possono costituire le rassegne stampa.
Ecco anche perchè sono state escluse le amministrazioni pubbliche.
Personalmente non credo che questa possa essere considerata una “limitazione alla libera informazione”, come detto da alcuni.
La normativa nel suo complesso punta a tutelare il legittimo diritto d’autore nella creazione di un’opera dell’ingegno, mantenendo inalterate la garanzie a tutti i soggetti per una libera e piena accessibilità all’informazione.
La parola ora a voi.
- Pubblicato anche su terzoocchio.org -
Tim multata per la tariffa “Tutto compreso”
Come da titolo la Tim è stata multata dall’Antitrust per la pubblicità ingannevole proposta per la tariffa “Tim tutto compreso”.
Secondo l’Antitrust e l’Adiconsum che ha inviato la denuncia nel messaggio pubblicitario l’utente veniva ingannato: “sembrava, infatti, che nelle opzioni tariffarie offerte (30, 60 e 90 euro) fossero compresi tutti i servizi dell’offerta (traffico telefonico, SMS, internet, telefonino, servizi dedicati)” così come il costo dello “scatto alla risposta”.
La tariffa è però ben più articolata e differente di quella mostrata dalle pubblicità.
Per questo la Tim è stata condannata a pagare una multa, maggiorata per la recidiva, di 69.100 euro
“Pay attention, please”
(articolo segnalato dall’amico Fac)
Fonti ed approfondimenti:
“Tim Tutto Compreso”, pubblicità ingannevole - da SambenedettoOggi
“Tim Tutto Compreso”, anche l’inganno - da Portel.it
Comunicato Adiconsum
La tariffa Tim Tutto Compreso
- Pubblicato anche su terzoocchio.org -
Open Source e trasparenza contro i costi
Il 18 Settembre i deputati Radicali Sergio D’Elia, Maurizio Turco, Marco Beltrandi, Bruno Mellano, Donatella Poretti, Lanfranco Turci (Rosa nel pugno) e Roberto Poletti (Verdi) hanno presentato alla Camera una serie di proposte rivolte al risparmio, alla trasparenza ed all’innovazione tecnologica degli apparati burocratici.
Una breve sintesi delle proposte, che nella loro semplicità e quasi ovvietà sembrano invece degli ostacoli insormontabili per la burocrazia dei nostri palazzi della politica.
Trasparenza
Obbligatorietà della documentazione delle spese di rimborso: i deputati godono di un rimborso forfettario di 4.190 euro al mese per tenere “il rapporto tra eletto ed elettori”. Che non significa una mazza. Per questo rimborso i deputati non hanno bisogno di portare alcuna ricevuta, la prova della spesa sostenuta. Altrimenti niente rimborso.
Stesso discorso vale per la voce “Rimborso spese per il trasferimento dal luogo di residenza all’areoporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio” per cui i deputati prendono 3.323,70 euro fino a 100 km di distanza e 3.995,10 euro sopra i 100 km. Anche per questa l’obbligo di presentare ricevuta.
Rivedere il regolamento delle cosiddette “missioni”: quelle che in realtà sono assenze giustificate, vengono invece fatte passare per missioni. Ogni giornata di “missione” il deputato prende 206,58, proprio come fosse presente. Queste verrebbero invece detratte dalla diaria se l’assenza fosse ingiustificata.
Riconoscimento biometrico delle impronte digitali per evitare i “pianisti” ossia coloro che votano, illegalmente, anche per gli altri colleghi. Qui, oltre alla condotta illegale e deprecabile, i costi sono quelli esposti al punto prima: chi è assente prende comunque la diaria, risultando presente grazie all’amico “pianista”.
Adeguamento ai formati standard, liberi e aperti (XML) per la pubblicazione di tutti gli atti pronunciati dalla Camera. Sostituzione dei PDF con XML.
Risparmio
Ogni anno vengono spesi “8 milioni e 700mila euro per la stampa degli atti parlamentari”, quindi si chiede di pubblicare gli atti direttamente on-line e stamparli soltanto a richiesta.
Basta privilegi per i deputati cessati dal mandato, partendo innanzitutto dai viaggi gratuiti su autostrade, ferrovie, aerei e navisul territorio nazionale.
Passaggio a software Open Source a tutte le macchine informatiche dei deputati, dei gruppi parlamentari e dell’amministrazione della Camera.
Utilizzo del sistema VoiceIp su tutte le linee telefoniche della Camera.
Sostituzione delle lampadine ad alto consumo con quelle a basso consumo.
Riciclo della carta (!) in tutti i palazzi della Camera dei deputati.
Una proposta di cui non ci dovrebbe essere il bisogno.
Ed invece non la prenderanno neanche in considerazione.
UPDATE:
nel frattempo il bilancio della Camera per il 2007 è stato approvato, con un costo calcolato di 1 miliardo e mezzo di euro circa. E con un consuntivo a dir poco imbarazzante.
4.363.498,56 per la generica voce “Noleggi” e per il 2007 ne sono preventivati 5.495.000,00. Così, cogliendo fior da fiore.
Pubblicato anche su terzoocchio.org
Second Life come la prima
Chi è sul web non potrà già conoscere il progetto Second Life, un mondo virtuale persistente che dovrebbe essere la rappresentazione 3D di una sorta di seconda vita costruita da 0 a proprio piacimento.
Il sentimento principale che ha portato al successo il progetto è la libertà , l’idea di poter fare sulla Rete quello che nella vita reale, la prima vita, non si può. Costruire case, disegnare vestiti, girare nudi per strada, parlare con chi si vuole, o sparire nel nulla se qualcuno ti sta sulle palle.
Tutto ciò avviene attraverso un avatar, che si può scegliere e modificare a piacere.
In una seconda vita, si può anche essere alti, belli, biondi, muscolosi.
O donna.
Bello no? E invece no.
Non sapendo assolutamente niente, ho voluto testarlo.
E si scopre, scusate l’ingenuità , che è un business.
Altro che libertà , è anche peggiore della first life.
Durante l’iscrizione devi decidere : o entri gratis, senza un soldo virtuale.
Oppure paghi soldi veri e puoi usufruire di soldi iniziali, compreso uno stipendio settimanale, per poter usufruire della tanto esaltata libertà di Second Life.
E senza soldi, in pratica, non puoi fare un bel niente.
Nuova vita un par di palle.
Se devo pagare tutto come nella vita reale e farmi un mazzo reale per utilizzare soldi virtuali, a questo punto dove sta la libertà ?
O perlomeno, che cambia dalla 1st life?
In giro per quel mondo virtuale la seconda vita è brutta e noiosa.
In giro per quel mondo virtuale puoi solo conversare o spendere, soldi virtuali, ma presi dalla carta di credito reale.
E senza l’account premium, non hai un euro (un linden dollar). Rimanendoti soltanto la possibilità di conversare, con gente sconosciuta che parla lingue approssimative, qualsiasi esse siano.
I luoghi più popolati, neanche a dirlo, sono quelli con mignottoni ed il solito sesso a pagamento.
Girando per i luoghi popolati, anche della propria lingua, è pieno di gente che parla, ma nessuno parla con te.
E ti coglie un certo senso di solitudine.
Su Second Life, solitamente, parlano tra loro persone che già si conoscono nella vita reale.
Dico : telefonatevi, cristiddìo.
Tutto esattamente come nella vita reale. Che tristezza.
Anzi no, nella Second Life puoi volare e teletrasportarti.
Si è liberi dal traffico, quello reale.
Ultima annotazione : nel pieno della mia Second Tristezza sono andato a Winter Park, l’isola de L’Italia dei Valori.
Traete da soli le vostre conclusioni.
Se c’era il Second Di Pietro? No, non c’era.
Però c’era una comodissima sdraio dentro la villa giapponese, dentro cui Fabius Bing sta riposando.
E lo farà per lunghissimo tempo.
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Repressioni informatiche dalla Cina
Se n’è parlato poco, ma in questi ultimi giorni il Regime Cinese si è reso protagonista di 2 ulteriori casi di censura. Dai prossimi giorni i Cinesi che utilizzano il software Skype non potranno più dire le parole Dalai Lama, Falun Gong e molte altre perchè saranno censurate da un filtro che ne disturba la loro pronunciazione.
Skype ha dovuto piegare la testa al Regime Cinese
Non solo
Il Governo Cinese infligge un altro clamoroso diktat su Internet oscurando completamente Wikipedia. La famosa enciclopedia libera deve sopperire alla dura repressione perchè “Tra i 225 milioni di vocaboli che contiene ci sono troppe definizioni scomode: Tienanmen 1989 e democrazia, Tibet e repressione.”
Wikipedia ha dovuto piegare la testa al Regime Cinese
Per completare il quadretto mettiamoci anche il sigillo a Google, la censura alle News di Google o la censura dei post su Msn Space ed il risultato che otteniamo è quantomai agghiacciante.
Microsoft e Google hanno dovuto piegare la testa al Regime Cinese
Perchè la famosa “opinione pubblica” si è vista unanime nel concordare che la guerra in Iraq era giusta in base alla tesi che Saddam Hussein era un terribile dittatore, ma non ci poniamo nessuna domanda su quello che è successo, succede e succederà in un Regime altrettanto repressivo come quello Cinese?
Anche in Italia si ha paura delle parole.
E’ per questo che non se ne parla, per evitare che qualcuno faccia paragoni
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