Allo psicodramma IPhone preferisco l’open source

FreeRunner, OpenMoko
In questi giorni l’ambito tecnologico e telefonia è coperto in maniera tanto pressante quanto fastidiosa dal nuovo IPhone di casa Apple. Un prodotto importante più dal lato pubblicitario che dall’utilità effettiva dell’oggetto in sè.
In contemporanea al blasonato Iphone esce però una valida alternativa open-source, FreeRunner di casa OpenMoko. Ne parla Nicola Bruno sul Corriere per cui riprendo da lì alcune interessanti caratteristiche del gioiellino open-source:
supporta la rete 3G, il collegamento Wi-Fi e il GPS; il display è sensibile al tocco e abbastanza grande per navigare senza torturare gli occhi; la memoria può essere espansa a proprio piacimento attraverso le schede SD.
Il tutto ovviamente con i vantaggi della comunità open-source: poter quindi attingere ad una vastità di software dedicati e creati anche da terze parti, integrazione con tutti i sistemi fino ad arrivare al design aperto. Tutt’altra filosofia di quella che c’è alle spalle dei soliti sistemi proprietari, chiusi ed autocelebrativi di casa Apple. Che a guardare bene non è poi così diversa dall’odiata Microsoft, ça va sans dire.
La possibilità di acquisto può avvenire solamente online ed ovviamente la disponibilità di prodotti è di molto ridotta al confronto con il mela-telefono. Il prezzo? 320 euro e la possibilità di utilizzare Sim e tariffe telefoniche senza sottostare alle imposizioni portate avanti da Apple ed i nostri gestori telefonici in odore di cartello.
Dovessi spendere soldi per un telefono ultra tecnologico, beh, si è già capito verso quale settore mi dirigerei.
1984: lo spot Apple che introdusse il Personal Computer (Macintosh)
“For Today, we celebrate the first glorious anniversary of the Information Purification Directives. We have created, for the first time in all history, a garden of pure ideology. Where each worker may bloom secure from the pests of contradictory and confusing truths. Our Unification of Thoughts is more powerful a weapon than any fleet or army on earth. We are one people, with one will, one resolve, one cause. Our enemies shall talk themselves to death and we will bury them with their own confusion. We shall prevail!”
On January 24th, Apple Computer will introduce Macintosh.
And you’ll see why 1984 won’t be like “1984.
Google Books: anteprime, download e condivisioni
Google Books come facilmente immaginabile consente la ricerca di libri e di testo contenuto in essi. Da un po’ di tempo è perfino disponibile la visualizzazione online delle anteprime, si possono leggere alcune pagine selezionate tramite un comodo lettore in stile slideshow tra cui copertine, indici e molti contenuti.
Altri libri che hanno perso invece i diritti d’autore - 70 anni, come da normativa - possono essere letti in versione integrale o comodamente scaricati in PDF. Prendiamo ad esempio i Promessi Sposi di Manzoni. Nella pagina oltre a leggere l’intero testo direttamente online con eventuali illustrazioni, si può accedere alle informazioni sul libro, la lettura in formato HTML o solo testo, una selezione dei brani più popolari e la possibilità di acquistarlo tramite i circuiti online. Un archivio imponente e multilingua.
Da non molto, oltretutto, è stata attivata l’opzione MyLibrary un tool che consente la creazione di una biblioteca personalizzata con un solo click, per ritrovare i testi ricercati con facilità e condividerli con la comunità. Magari aggiungendo la propria recensione o commento.
Chissà se questa possibilità non dia lo stimolo ai giovani più pigri che tra un MySpace o un Flickr magari daranno una letta a qualche pagina, comodamente seduti a casa.
Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione delle imprese
L’Istat diffonde i principali risultati della rilevazione sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) nelle imprese con almeno 10 addetti attive nel settore dell’industria e dei servizi, riferiti a gennaio 2007 per quanto concerne l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e al 2006 per il commercio elettronico.
La rilevazione è stata svolta nel rispetto del Regolamento CE n. 808/2004 del 21 aprile 2004, seguendo criteri e metodologie adottate in tutti i Paesi dell’Unione europea. I fenomeni osservati sono definiti dal Regolamento CE n. 1031/2006 del 4 luglio 2006. Da quest’anno i dati diffusi comprendono anche le stime relative al settore dell’intermediazione monetaria e finanziaria.
- Leggi il testo integrale (.pdf)
- Leggi le tavole (.zip)
Fonte : ISTAT
I Blogger pagheranno gli editori?
All’interno del Testo del decreto legge collegato alla Legge Finanziaria 2007 alcuni-blogger-attenti scovano all’altezza del Capo IX, l’art.32 che recita :
All’articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente: “I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale
di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate.
Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui al cornma 2 dell’articolo 1 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29″.
In pratica nel nuovo comma aggiunto all’art.65 della legge 633/41 si specifica che la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali va pagata agli editori.
Questo ha causato sconcerto ed ha portato perfino alla creazione di una petizione on-line contro tale modifica. Se n’è occupato anche Punto Informatico
In pratica vi è la, giustificata, paura della museruola alla libera circolazione delle informazioni, anche in rete.
Tra cui quindi, anche i Blogger.
E’ così?
Il nuovo comma va letto nel proprio contesto.
L’art.65 della legge 633 recita questo :
1. Gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, e gli altri materiali dello stesso carattere possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, se la riproduzione o l’utilizzazione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell’autore, se riportato.
2. (ora 3) La riproduzione o comunicazione al pubblico di opere o materiali protetti utilizzati in occasione di avvenimenti di attualità è consentita ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo, sempre che si indichi, salvo caso di impossibilità , la fonte, incluso il nome dell’autore, se riportato.
(Fonte) Libertà di riprodurre articoli di giornale o riviste che siano già stati messi a disposizione del pubblico, la cui utilizzazione non sia stata espressamente riservata.
Il nuovo comma risulta effettivamente quasi incomprensibile in questo contesto.
Non specifica chi siano i soggetti e cozza con il precedente comma 1.
Rassegne stampa
All’interno del comma vi è la volontà di proteggere l’editoria periodica dalle rassegne stampa non autorizzate e a scopo di lucro.
Non prettamente a scopi informativi quindi.
Questo viene specificato anche dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Ricardo Franco Levi sulle pagine dell’Associazione Dirittodautore.it
Per quanto riguarda i Blogger non dovrebbe esserci alcun problema in quanto il nuovo comma non è retroattivo, ma soprattutto (ecco perchè è importante il contesto) ci viene in aiuto l’art.70 della stessa legge 633/41 che recita :
1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.2. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento, il quale fissa la modalità per la determinazione dell’equo compenso.
3. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta.
Pertanto il Blogger (che di per sè non ha tendenzialmente -salvo alcuni casi specifici- alcuno scopo di lucro) non credo possa costituire concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera.
Cosa che invece possono costituire le rassegne stampa.
Ecco anche perchè sono state escluse le amministrazioni pubbliche.
Personalmente non credo che questa possa essere considerata una “limitazione alla libera informazione”, come detto da alcuni.
La normativa nel suo complesso punta a tutelare il legittimo diritto d’autore nella creazione di un’opera dell’ingegno, mantenendo inalterate la garanzie a tutti i soggetti per una libera e piena accessibilità all’informazione.
La parola ora a voi.
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Tim multata per la tariffa “Tutto compreso”
Come da titolo la Tim è stata multata dall’Antitrust per la pubblicità ingannevole proposta per la tariffa “Tim tutto compreso”.
Secondo l’Antitrust e l’Adiconsum che ha inviato la denuncia nel messaggio pubblicitario l’utente veniva ingannato: “sembrava, infatti, che nelle opzioni tariffarie offerte (30, 60 e 90 euro) fossero compresi tutti i servizi dell’offerta (traffico telefonico, SMS, internet, telefonino, servizi dedicati)” così come il costo dello “scatto alla risposta”.
La tariffa è però ben più articolata e differente di quella mostrata dalle pubblicità.
Per questo la Tim è stata condannata a pagare una multa, maggiorata per la recidiva, di 69.100 euro
“Pay attention, please”
(articolo segnalato dall’amico Fac)
Fonti ed approfondimenti:
“Tim Tutto Compreso”, pubblicità ingannevole - da SambenedettoOggi
“Tim Tutto Compreso”, anche l’inganno - da Portel.it
Comunicato Adiconsum
La tariffa Tim Tutto Compreso
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Open Source e trasparenza contro i costi
Il 18 Settembre i deputati Radicali Sergio D’Elia, Maurizio Turco, Marco Beltrandi, Bruno Mellano, Donatella Poretti, Lanfranco Turci (Rosa nel pugno) e Roberto Poletti (Verdi) hanno presentato alla Camera una serie di proposte rivolte al risparmio, alla trasparenza ed all’innovazione tecnologica degli apparati burocratici.
Una breve sintesi delle proposte, che nella loro semplicità e quasi ovvietà sembrano invece degli ostacoli insormontabili per la burocrazia dei nostri palazzi della politica.
Trasparenza
Obbligatorietà della documentazione delle spese di rimborso: i deputati godono di un rimborso forfettario di 4.190 euro al mese per tenere “il rapporto tra eletto ed elettori”. Che non significa una mazza. Per questo rimborso i deputati non hanno bisogno di portare alcuna ricevuta, la prova della spesa sostenuta. Altrimenti niente rimborso.
Stesso discorso vale per la voce “Rimborso spese per il trasferimento dal luogo di residenza all’areoporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio” per cui i deputati prendono 3.323,70 euro fino a 100 km di distanza e 3.995,10 euro sopra i 100 km. Anche per questa l’obbligo di presentare ricevuta.
Rivedere il regolamento delle cosiddette “missioni”: quelle che in realtà sono assenze giustificate, vengono invece fatte passare per missioni. Ogni giornata di “missione” il deputato prende 206,58, proprio come fosse presente. Queste verrebbero invece detratte dalla diaria se l’assenza fosse ingiustificata.
Riconoscimento biometrico delle impronte digitali per evitare i “pianisti” ossia coloro che votano, illegalmente, anche per gli altri colleghi. Qui, oltre alla condotta illegale e deprecabile, i costi sono quelli esposti al punto prima: chi è assente prende comunque la diaria, risultando presente grazie all’amico “pianista”.
Adeguamento ai formati standard, liberi e aperti (XML) per la pubblicazione di tutti gli atti pronunciati dalla Camera. Sostituzione dei PDF con XML.
Risparmio
Ogni anno vengono spesi “8 milioni e 700mila euro per la stampa degli atti parlamentari”, quindi si chiede di pubblicare gli atti direttamente on-line e stamparli soltanto a richiesta.
Basta privilegi per i deputati cessati dal mandato, partendo innanzitutto dai viaggi gratuiti su autostrade, ferrovie, aerei e navisul territorio nazionale.
Passaggio a software Open Source a tutte le macchine informatiche dei deputati, dei gruppi parlamentari e dell’amministrazione della Camera.
Utilizzo del sistema VoiceIp su tutte le linee telefoniche della Camera.
Sostituzione delle lampadine ad alto consumo con quelle a basso consumo.
Riciclo della carta (!) in tutti i palazzi della Camera dei deputati.
Una proposta di cui non ci dovrebbe essere il bisogno.
Ed invece non la prenderanno neanche in considerazione.
UPDATE:
nel frattempo il bilancio della Camera per il 2007 è stato approvato, con un costo calcolato di 1 miliardo e mezzo di euro circa. E con un consuntivo a dir poco imbarazzante.
4.363.498,56 per la generica voce “Noleggi” e per il 2007 ne sono preventivati 5.495.000,00. Così, cogliendo fior da fiore.
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Second Life come la prima
Chi è sul web non potrà già conoscere il progetto Second Life, un mondo virtuale persistente che dovrebbe essere la rappresentazione 3D di una sorta di seconda vita costruita da 0 a proprio piacimento.
Il sentimento principale che ha portato al successo il progetto è la libertà , l’idea di poter fare sulla Rete quello che nella vita reale, la prima vita, non si può. Costruire case, disegnare vestiti, girare nudi per strada, parlare con chi si vuole, o sparire nel nulla se qualcuno ti sta sulle palle.
Tutto ciò avviene attraverso un avatar, che si può scegliere e modificare a piacere.
In una seconda vita, si può anche essere alti, belli, biondi, muscolosi.
O donna.
Bello no? E invece no.
Non sapendo assolutamente niente, ho voluto testarlo.
E si scopre, scusate l’ingenuità , che è un business.
Altro che libertà , è anche peggiore della first life.
Durante l’iscrizione devi decidere : o entri gratis, senza un soldo virtuale.
Oppure paghi soldi veri e puoi usufruire di soldi iniziali, compreso uno stipendio settimanale, per poter usufruire della tanto esaltata libertà di Second Life.
E senza soldi, in pratica, non puoi fare un bel niente.
Nuova vita un par di palle.
Se devo pagare tutto come nella vita reale e farmi un mazzo reale per utilizzare soldi virtuali, a questo punto dove sta la libertà ?
O perlomeno, che cambia dalla 1st life?
In giro per quel mondo virtuale la seconda vita è brutta e noiosa.
In giro per quel mondo virtuale puoi solo conversare o spendere, soldi virtuali, ma presi dalla carta di credito reale.
E senza l’account premium, non hai un euro (un linden dollar). Rimanendoti soltanto la possibilità di conversare, con gente sconosciuta che parla lingue approssimative, qualsiasi esse siano.
I luoghi più popolati, neanche a dirlo, sono quelli con mignottoni ed il solito sesso a pagamento.
Girando per i luoghi popolati, anche della propria lingua, è pieno di gente che parla, ma nessuno parla con te.
E ti coglie un certo senso di solitudine.
Su Second Life, solitamente, parlano tra loro persone che già si conoscono nella vita reale.
Dico : telefonatevi, cristiddìo.
Tutto esattamente come nella vita reale. Che tristezza.
Anzi no, nella Second Life puoi volare e teletrasportarti.
Si è liberi dal traffico, quello reale.
Ultima annotazione : nel pieno della mia Second Tristezza sono andato a Winter Park, l’isola de L’Italia dei Valori.
Traete da soli le vostre conclusioni.
Se c’era il Second Di Pietro? No, non c’era.
Però c’era una comodissima sdraio dentro la villa giapponese, dentro cui Fabius Bing sta riposando.
E lo farà per lunghissimo tempo.
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Il download di file protetti rimane illegale
La notizia che in questi giorni ha scosso la rete è quella relativa alla sentenza della cassazione che reciterebbe Lecito scaricare cd e film da Internet senza lucro (testo della sentenza).
Attenzione, non è così.
Via Luca trovo delle chiarificazioni tratte da Punto Informatico, (anche l’interessante parere di Carlo Sgarzi)
Infatti con le attuali normative vigenti scaricare senza autorizzazione file protetti da diritto d’autore non è legale:
le normative attuali prevedono che il semplice download sia sanzionabile sul piano amministrativo mentre la condivisione di materiali protetti è a tutti gli effetti perseguibile penalmente. Il fatto quindi che scaricare file senza condividere non sia un reato non è dunque una novità : è, e rimane, un illecito.
(da Punto Informatico). Ma allora perchè questa sentenza della Cassazione direbbe il contrario?
Semplicemente perchè i fatti cui si riferisce la Cassazione risalgono al 1999, ed è quindi sulle norme dell’epoca che la Corte si è espressa. Dal 1999 ad oggi le modifiche della normativa sul diritto d’autore (633/41) sono almeno cinque, la più interessante ed importante è la famosa Legge Urbani (128/2004) in cui venne totalmente stravolto il concetto stesso di lucro con l’articolo 171 bis che recita : “trarre profitto dalla duplicazione abusiva del materiale protetto dalla tutela del diritto d’autore”.
La differenza tra lucro e profitto è pressochè abissale : il non acquisto di un album o film scaricato da Internet, pur non procurando lucro, procura certamente profitto.
Al di là delle imprecisioni, l’effetto peggiore dell’eco avuto dalla notizia è l’errata convinzione che da domani avranno tutti coloro che scaricano file protetti da copyright: la certezza di compiere un’attività lecita sotto l’inesistente protezione di una sentenza della Cassazione che riguardava tutt’altro.
(cit. dall’articolo di C.Sgarzi.) Insomma, continuate a fare attenzione a ciò che scaricate e se lo fate tenete sempre presenti i rischi.
(articolo segnalato da LiberoBlog)
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Repressioni informatiche dalla Cina
Se n’è parlato poco, ma in questi ultimi giorni il Regime Cinese si è reso protagonista di 2 ulteriori casi di censura. Dai prossimi giorni i Cinesi che utilizzano il software Skype non potranno più dire le parole Dalai Lama, Falun Gong e molte altre perchè saranno censurate da un filtro che ne disturba la loro pronunciazione.
Skype ha dovuto piegare la testa al Regime Cinese
Non solo
Il Governo Cinese infligge un altro clamoroso diktat su Internet oscurando completamente Wikipedia. La famosa enciclopedia libera deve sopperire alla dura repressione perchè “Tra i 225 milioni di vocaboli che contiene ci sono troppe definizioni scomode: Tienanmen 1989 e democrazia, Tibet e repressione.”
Wikipedia ha dovuto piegare la testa al Regime Cinese
Per completare il quadretto mettiamoci anche il sigillo a Google, la censura alle News di Google o la censura dei post su Msn Space ed il risultato che otteniamo è quantomai agghiacciante.
Microsoft e Google hanno dovuto piegare la testa al Regime Cinese
Perchè la famosa “opinione pubblica” si è vista unanime nel concordare che la guerra in Iraq era giusta in base alla tesi che Saddam Hussein era un terribile dittatore, ma non ci poniamo nessuna domanda su quello che è successo, succede e succederà in un Regime altrettanto repressivo come quello Cinese?
Anche in Italia si ha paura delle parole.
E’ per questo che non se ne parla, per evitare che qualcuno faccia paragoni
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