Google Books: anteprime, download e condivisioni

Google Books come facilmente immaginabile consente la ricerca di libri e di testo contenuto in essi. Da un po’ di tempo è perfino disponibile la visualizzazione online delle anteprime, si possono leggere alcune pagine selezionate tramite un comodo lettore in stile slideshow tra cui copertine, indici e molti contenuti.

Altri libri che hanno perso invece i diritti d’autore - 70 anni, come da normativa - possono essere letti in versione integrale o comodamente scaricati in PDF. Prendiamo ad esempio i Promessi Sposi di Manzoni. Nella pagina oltre a leggere l’intero testo direttamente online con eventuali illustrazioni, si può accedere alle informazioni sul libro, la lettura in formato HTML o solo testo, una selezione dei brani più popolari e la possibilità di acquistarlo tramite i circuiti online. Un archivio imponente e multilingua.

Da non molto, oltretutto, è stata attivata l’opzione MyLibrary un tool che consente la creazione di una biblioteca personalizzata con un solo click, per ritrovare i testi ricercati con facilità e condividerli con la comunità. Magari aggiungendo la propria recensione o commento.

Chissà se questa possibilità non dia lo stimolo ai giovani più pigri che tra un MySpace o un Flickr magari daranno una letta a qualche pagina, comodamente seduti a casa.

MyPage.it: Web 2.0 per bambini

MyPage.it è un nuovo servizio 2.0 interamente dedicato ai bambini. Di seguito pubblico il comunicato stampa:

È stato presentato in anteprima assoluta alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna www.mypage.it, il primo sito web 2.0 italiano pensato e sviluppato per i bambini e le bambine dai 5 anni in su. Grazie agli strumenti offerti da mypage.it i piccoli utenti potranno costruire direttamente online la loro pagina web in modo originale, intuitivo e divertente. Lo spazio degli utenti potrà essere aggiornato e modificato costantemente, dando così vita a un gioco che si rinnova continuamente. Le pagine degli utenti possono essere completamente personalizzate ed arricchite usando i kidget, i giocattoli digitali che compongono le pagine di mypage.it.

Grazie ad una nutrita libreria di kidget i bambini possono creare e rendere personali le proprie pagine web su mypage.it, inserendo contenuti pronti o prodotti autonomamente. La libreria dei kidget è in costante crescita ed offre una vasta gamma di attività tra cui: disegnare, colorare, inventare storie e fumetti, giocare, guardare video, scoprire curiosità su miti, animali, arte, scienza e tutto quello che affascina e incuriosisce l’attenzione dei bambini. Attraverso la creazione delle pagine e la scelta dei kidget, i piccoli possono così raccontare le loro passioni o i loro interessi: dallo sport alla natura, dalla moda alla musica.
Viene quindi stimolato un approccio attivo e creativo nei confronti delle nuove tecnologie ed allo stesso tempo si forniscono ai bambini le basi per diventare utenti di internet attenti e critici. L’interfaccia di mypage.it ed i contenuti offerti sono stati pensati appositamente per i bambini, che possono così cominciare a scoprire le opportunità offerte da internet nel modo più semplice, immediato e sicuro.
mypage.it offre ai genitori un sito innovativo e con contenuti di qualità nel quale i propri figli possono muovere i primi passi nel web. mypage.it garantisce la sicurezza dei piccoli utenti attraverso una serie di sofisticati strumenti di controllo e monitoraggio. Grazie ad un apposito pannello di gestione ad accesso riservato è possibile, per ciascun genitore, tra le altre cose: rendere completamente “invisibile” la partecipazione dei propri figli ad altri utenti mypage, monitorare le attività dei piccoli utenti sul sito, abilitare o disabilitare privilegi o funzionalità, limitare la permanenza sul sito a certi orari. Inoltre, per una maggior tutela dei suoi piccoli utenti, mypage.it non offre alcuno strumento di contatto diretto tra gli utilizzatori del sito e non viene richiesta nessuna informazione sensibile né in fase di registrazione né in un secondo momento.

mypage.it include kidsearch una completa directory di oltre 2000 siti web per bambini visitati ed approvati dal team di mypage.it. mypage.it verrà rilasciato in tre lingue (italiano, inglese e francese) ed è un prodotto “made in Italy”, sviluppato da un gruppo di lavoro che da oltre 10 anni si occupa dello sviluppo di prodotti multimediali e software per l’infanzia: “Dopo molti mesi di lavoro siamo lieti di annunciare www.mypage.it, un prodotto nato con l’idea precisa di dare ai bambini una soluzione web che permetta loro di utilizzare internet in modo innovativo, interattivo e divertente”, ha dichiarato Giuseppe D’Arpino, Amministratore Delegato di mypage.it srl. mypage.it è completamente gratuito e sarà online entro fine maggio 2008.
Per chi volesse saperne di più sarà attivato nelle prossime settimane un programma di “private beta”, accessibile su invito. Per iscriversi alla versione beta o ricevere maggiori informazioni in anteprima su mypage.it è sufficiente visitare la pagina a questo indirizzo: http://www.mypage.it/infosignup.”

Installare Photoshop 7.0 su Ubuntu Gutsy (senza installer)

Sulla mia macchina utilizzo prevalentemente la distribuzione Ubuntu Linux (versione Gutsy 8.04), ma ho mantenuto ugualmente una partizione con Windows Xp per qualsiasi evenienza.

Tra i software che più mi mancavano su Ubuntu c’era senz’altro Photoshop. A mio parere The Gimp, se pur ottimo come software grafico, non riesce ad eguagliare quello di casa Adobe (perlomeno per le mie competenze in materia grafica).
Facendola breve: mi serviva Photoshop anche su Ubuntu, non avevo l’installer ma avevo un’installazione di Photoshop 7.0 sulla partizione Windows XP.

Ecco i passi seguiti se avete Photoshop installato su Windows (altrimenti procuratevi una copia del programma ed installatelo).
1. Da Windows copiare la cartella di Photoshop in una partizione condivisa sia da XP che da Ubuntu (oppure su una penna USB se non avete partizioni condivise). La cartella solitamente si trova sotto C:\Programmi\Adobe\

2. Poi sempre su Windows fate Start -> Esegui -> regedit e posizionatevi sulla chiave [HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Adobe\Photoshop] ed esportatela (registro > esporta) rinominandola come volete (photoshop.reg ad esempio). Il file photoshop.reg spostatelo sulla partizione condivisa (o sulla penna USB).

3. Riavviate Ubuntu. Avrete bisogno di Wine (emulatore di programmi Windows su sistemi Unix), se non lo avete installato aprite un terminale e digitate:
sudo apt-get install wine
poi
sudo apt-get update
altrimenti proseguite

4. Ora incollate la cartella di Photoshop copiata in precedenza in /home/vostronome/.wine/drive_c/Programmi . Copiate il file photoshop.reg in una qualsiasi cartella di ubuntu (consiglio la vostra cartella di home).

5. Da terminale cambiate la codifica del file photoshop.reg sopraindicato digitando da terminale:
recode ucs-2..utf-8 nomechiave.reg

6. Importate la chiave codificata con il comando da terminale:
wine regedit nomechiave.reg

7. Createvi per vostra comodità un Launcher da Desktop per avviare Photoshop: tasto destro sul desktop > crea lanciatore, come nome inserite Photoshop e come comando wine “/home/vostronome/.wine/drive_c/Programmi/Adobe/Photoshop 7.0/Photoshop.exe”

Se tutto è andato bene il vostro Photoshop è pienamente funzionante già da subito. Se avete molti effetti attivati sul vostro desktop potreste avere dei problemi nella visualizzazione delle finestre degli strumenti.

Nota: questa procedura è stata fatta su Photoshop 7.0, ma è identica anche per tutte le altre versioni dalla 6.0 in su dato che Wine adesso supporta anche Photoshop CS.

Nota 2: se avete anche Illustrator installato su Windows e volete utilizzarlo su Ubuntu basta copiare la cartella del programma da windows nella solita cartella di Wine. Non c’è bisogno di importare i file di registro, sarà attivo da subito.

Web 2.0 : una definizione di base

Il termine “Web 2.0” venne coniato da Dale Dougherty (general manager della divisione Maker Media di O’Reilly Media, Inc.) e Craig Cline (di Media Live International) durante la preparazione di una conferenza che avrebbero dovuto tenere congiuntamente. In particolare Dougherty sostenne che il mondo del Web si trovava nel bel mezzo di un periodo di rinascimento caratterizzato da un cambiamento delle regole e da un’evoluzione dei modelli di business. Dougherty non si limitò a questo, ma diede anche degli esempi concreti di applicazioni che, a suo giudizio, risultavano essere esemplificative del concetto di “Web
2.0”, come Google AdSense o ancora Flickr. Esempi questi che, ad oggi, vengono ancora considerati come ottime espressioni del “Web 2.0”. Fu così che O’Reilly Media e Media Live International, credendo profondamente nel concetto di “Web 2.0”, decisero di dar vita alla “Web 2.0 Conference” la cui prima edizione si tenne nell’ottobre del 2004, proseguendo negli anni a seguire. Ma cosa significa oggi?

“Web 2.0” ad oggi è un termine che simboleggia un nuovo modo di guardare ad Internet, una nuova filosofia che si sta affermando da qualche anno a questa parte. Non è un nuovo Web sostitutivo dell’attuale, ma la visione dinamica di dove stia andando l’attuale rete mondiale.
Dunque non è di certo un software specifico, né un servizio, né un’architettura, né uno standard, né tanto meno un marchio registrato da una qualche azienda. E’ possibile individuare nel concetto di “Web 2.0” un insieme di approcci, più o meno nuovi, per usare la rete in modo nuovo ed innovativo. In sé e per sé può non essere considerato nulla di così fortemente innovativo, ma è composto da tanti elementi diversi più o meno nuovi.

In un certo senso “Web 2.0” è più che altro una sorta di slogan facile da ricordare ed in grado di attestarsi nelle menti dei nuovi utenti, ma
soprattutto sviluppatori, del Web attuale.

Scrive Tim O’Reilly :

“il Web 2.0 è la rete intesa come piattaforma, che abbraccia e si estende su tutti i sistemi ad essa connessi; le applicazioni Web 2.0 sono quelle che riescono a sfruttare i vantaggi di una tale piattaforma: offrendo software come un servizio sempre aggiornato che migliora all’aumentare del numero di persone che lo usano (anche detto network effect), utilizzando e rimescolando i dati provenienti da sorgenti diverse, offrendo i propri dati in una forma che ne permetta un facile riutilizzo da parte degli altri, creando network effects attraverso una architettura della partecipazione, andando oltre la metafora della pagina tipica del Web 1.0 in modo tale da offrire agli utenti una esperienza di utilizzo realmente ricca”.

Partecipazione, piattaforma, esperienze di utilizzo più ricche. E’ questo il succo del Web 2.0.

Brano tratto dalla tesi di laurea intitolata “AJAX e Web 2.0 : progettazione e sviluppo di applicazioni di ultima generazione per la modifica di pagine web collegate a database”

Second Life come la prima

Chi è sul web non potrà già conoscere il progetto Second Life, un mondo virtuale persistente che dovrebbe essere la rappresentazione 3D di una sorta di seconda vita costruita da 0 a proprio piacimento.
Il sentimento principale che ha portato al successo il progetto è la libertà , l’idea di poter fare sulla Rete quello che nella vita reale, la prima vita, non si può. Costruire case, disegnare vestiti, girare nudi per strada, parlare con chi si vuole, o sparire nel nulla se qualcuno ti sta sulle palle.
Tutto ciò avviene attraverso un avatar, che si può scegliere e modificare a piacere.
In una seconda vita, si può anche essere alti, belli, biondi, muscolosi.
O donna.

Bello no? E invece no.

Non sapendo assolutamente niente, ho voluto testarlo.

E si scopre, scusate l’ingenuità , che è un business.
Altro che libertà , è anche peggiore della first life.

Durante l’iscrizione devi decidere : o entri gratis, senza un soldo virtuale.
Oppure paghi soldi veri e puoi usufruire di soldi iniziali, compreso uno stipendio settimanale, per poter usufruire della tanto esaltata libertà di Second Life.

E senza soldi, in pratica, non puoi fare un bel niente.

Nuova vita un par di palle.
Se devo pagare tutto come nella vita reale e farmi un mazzo reale per utilizzare soldi virtuali, a questo punto dove sta la libertà ?
O perlomeno, che cambia dalla 1st life?

In giro per quel mondo virtuale la seconda vita è brutta e noiosa.
In giro per quel mondo virtuale puoi solo conversare o spendere, soldi virtuali, ma presi dalla carta di credito reale.

E senza l’account premium, non hai un euro (un linden dollar). Rimanendoti soltanto la possibilità di conversare, con gente sconosciuta che parla lingue approssimative, qualsiasi esse siano.

I luoghi più popolati, neanche a dirlo, sono quelli con mignottoni ed il solito sesso a pagamento.

Girando per i luoghi popolati, anche della propria lingua, è pieno di gente che parla, ma nessuno parla con te.
E ti coglie un certo senso di solitudine.
Su Second Life, solitamente, parlano tra loro persone che già si conoscono nella vita reale.
Dico : telefonatevi, cristiddìo.

Tutto esattamente come nella vita reale. Che tristezza.

Anzi no, nella Second Life puoi volare e teletrasportarti.
Si è liberi dal traffico, quello reale.

Ultima annotazione : nel pieno della mia Second Tristezza sono andato a Winter Park, l’isola de L’Italia dei Valori.
Traete da soli le vostre conclusioni.

Se c’era il Second Di Pietro? No, non c’era.
Però c’era una comodissima sdraio dentro la villa giapponese, dentro cui Fabius Bing sta riposando.

E lo farà per lunghissimo tempo.

- Pubblicato anche su terzoocchio.org -